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i dubbi sul futuro infermiere PDF Stampa E-mail

EMILIA ROMAGNA -  studio dell’Agenzia sanitaria sui motivi dell’abbandono dei corsi di laurea

 I DUBBI DEL FUTURO INFERMIERE 

Gli ostacoli principali: teoria difficile e impatto col tirocinio deludente

 

“Al corso la prima cosa che ci insegnano è l’umanità, il rispetto degli altri. Poi  però, ti rendi conto che spesso non è così. In ospedale ad esempio, si va di fretta e questi aspetti vengono un po’ sottovalutati, messi da parte, nonostante siano fondamentali anche per la ripresa del paziente”. “I primi 2-3 giorni di tirocinio ho visto cose fatte male sui pazienti e mi sono chiesta: ma dove sono finita?  Mi veniva da piangere al solo pensiero di andare lì”. E ancora:  “Secondo me è un corso molto difficile, non nelle materie in sé, però è impegnativo. Ci chiedono tanti esami già al primo anno”. Queste alcune delle “voci” dei futuri infermieri raccolte dall’Agenzia sanitaria dell’Emilia Romagna che in una dettagliata indagine (“l’abbandono nei corsi di laurea in infermieristica in Emilia Romagna: una non scelta?”) ha messo in fila speranze, motivazioni, dubbi e delusioni degli iscritti al primo anno del corso di laurea in infermieristica. Cercando di scavare dietro alle ragioni che convincono molti neo-iscritti ad abbandonare l’Università.

Di sicuro c’è che i motivi principali che spingono almeno la metà degli studenti a voler indossare il camice di infermiere sono quelli di “aiutare chi soffre” e di “stare a contatto diretto con le persone”. Solo  il 20% dice che ha fatto questa scelta per la “certezza del posto di lavoro”. Ma il passaggio dalla teoria alla pratica rischia di lasciare il segno: l’esperienza  del tirocinio delude molti incrinando l’immagine idealizzata dell’infermiere gratificato dal rapporto interpersonale con il malato e dalle responsabilità e dall’impegno a cui è chiamato. In più conta il fatto che il corso è impegnativo e divide l’iscritto tra studio e tirocinio: e infatti molti hanno difficoltà di apprendimento (il 44%) o puntano il dito contro le troppe materie in poco tempo (34%).

L’indagine dell’agenzia. Il dossier presenta una ricerca effettuata nei corsi di laurea in infermieristica della regione Emilia Romagna per analizzare il fenomeno dell’abbandono degli studi. L’ ipotesi di fondo dello studio è costituita dal considerare l’abbandono un fenomeno “multifattoriale”, risultante dall’intreccio di tre fattori: soggettivi (motivazione alla scelta e percezione della professione da parte degli studenti), strutturali (modalità di organizzazione dei corsi, carichi di lavoro per gli studenti, impatto con i tirocini) e ambientali (problemi legati alla residenza e alla frequenza del corso). L’obiettivo dell’indagine firmata dall’ Agenzia sanitaria regionale è individuare quali tra questi fattori ha maggiore rilievo nel determinare l’abbandono allo studio negli studenti infermieri.

Lo studio ha puntato su una metodologia di indagine quali-quantitativa, costituita da una prima fase di tipo esplorativo, in cui attraverso focus group a studenti (misti fra frequentanti e quelli che hanno abbandonato) si sono indagare le aree di interesse che avrebbero poi costituito il questionario per la seconda fase – quantitativa – dello studio. Il questionario, elaborato in due versioni, è stato somministrato a tutti gli studenti frequentati il primo anno dei corsi di laurea in infermieristica delle quattro università della regione, all’ingresso degli studenti al corso successivamente, dopo aver effettuato la prima esperienza di tirocinio.

I principali risultati dello studio evidenziano che tutti i fattori presi in considerazione incidono sul fenomeno abbandono, anche se con pesi e misure differenti.

Cosa pesa sull’abbandono. I fattori strutturali, infatti, sembrano essere quelli che assumono un peso preponderante, concentrando l’attenzione sopratutto su difficoltà di apprendimento teorico e su problemi legati ai tirocini. Tra le difficoltà di apprendimento teorico spiccano la concentrazione di molte discipline in poco tempo (34%), la mancanza di tempo per studiare(26,7%) e la mancanza di una precedente preparazione (21,7%). Tra le difficoltà nello svolgimento del tirocinio si evidenzia la difficoltà  a conciliare studio e tirocinio (52,3%), ma anche il forte impatto emotivo con la realtà assistenziale e le relazioni non sempre facili con gli infermieri del reparto e con i tutor.

Per quanto concerne i fattori soggettivi, questi riguardano soprattutto la modificazione dell’atteggiamento per la disillusione nei confronti della professione prima e dopo il tirocinio si può notare che si ha una diminuzione di immagini positive, quale la gratificazione per il rapporto interpersonale con il malato (-5,5%) e aiutare chi soffre (-8,4%); al contrario, si ha una crescita di caratteristiche negative, come lo stress psico-fisico (+4,2%). Anche i fattori ambientali hanno un ruolo nella decisione di abbandonare e tra questi spiccano i problemi economici per il mantenimento agli studi.

È significativo che il 23,2% degli studenti intervistati al primo anno abbia pensato di interrompere gli studi,  per motivazioni che vanno dal troppo impegno (32,2%), alle problematiche relazionali (20,2%), a motivi economici (11,3%) e alla disillusione (10,6%).

“in conclusione – avverte l’Agenzia – si può affermare che i fattori strutturali sono alla base della selettività interna (cioè l’impatto con l’Università), anche se questa non opera da sola, ma in modo sinergico con la selettività esterna, costituita dai fattori del contesto sociale ed economico che ruotano attorno allo studente”. L’abbandono ai corsi di laurea in infermieristica  viene così definito “una non scelta” che secondo l’indagine è “dovuta al peso insostenibile di fattori strutturali interni al corso e a fattori esterni ambientali, più che una reale scelta dovuta a elementi soggettivi propri degli studenti”.

 

Marzio Bartoloni

 

Il Sole 24 ore – Sanità 9-15 ottobre 2007

 
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